Exhibitions

Trying to be a square but never being a square
Jonny Briggs

Until 29 May

Ncontemporary is pleased to present Trying to be a square but never being a square, the new solo show by Jonny Briggs. The exhibition features unpublished works flanked by already famous pieces of the artist’s production. 
 
The exhibition itinerary starts with a new work, from which the entire show takes its title, within which we find a synthesis of some of the most important elements of the artist’s research over the last ten years. The prosthetic mask of the father’s face returns in this work, such as the symbolic use of the fluorescent pink color and, above all, the construction of a surreal image within a natural context. The series of four images, exhibited in the gallery’s project room, is physically staged in the woods; the the artist’s body, as well as part of the nature, is painted in some of its parts, in order to investigate the relationship between inside and outside, between what is artificial and what is authentic. 
 
Despite the rigorous formal symmetry of these works, observing them, we are sucked into a chasm that seems to shrink. The figure of the circle, directly recalled by the serial composition of Trying to be a square but never being a square, then continues as the leitmotif of the entire exhibition. 
 
The circle therefore as a representation of the continuity of time, but also a metaphor representing the human attempts to fit in, yet often failing. In the work Lesson (2020) for example the circle is drawn in the corner of a room and it is only visible from the viewpoint of the camera.
 
The circle represents also as a suggestion linked to the image of the moon in psychoanalysis, something clearly visible in Lucem Demonstrat Umbra (2018), presented for the first time in Italy after being commissioned to the artist by the Financial Times. In the work, Sigmund Freud’s studio is re-photographed with a physical shift of a circular portion of the image. The light that filters through seems to recall the shape of a moon. 
 
Despite being the simplest of the curves, the circle is considered by mathematicians as a polygon with an infinite number of sides. If you remove an invisible point from its circumference, then it is no longer a circle. A point marked on its circumference removes its identity by marking a beginning and therefore an end to the circumference itself. 
 
In search of lost parts of his childhood, Briggs has been trying for years to burst bubble of the society in which he grew up, to recover a truer, less filtered memory of the past. In this research, photography represents the means by which to explore the universe that his family created for him and therefore the relationship with deception, the duality between the child and the adult, the points of contact between real and false. 
 
In the work Bite (2021), for example, the image of the paternal grandfather is concealed by a net cut in a circular shape, both on the print and on the support frame. The void created represents the focus of the observer’s attention, overturning the normal enjoyment of a family portrait. The circle reminds us of the impossibility of being square, despite the attempts.
 
ITA
 
Ncontemporary è lieta di presentare Trying to be a square but never being a square, la nuova personale di Jonny Briggs. La mostra presenta lavori inediti dell’artista affiancati da pezzi già celebri della sua produzione.
 
Il percorso espositivo ha origine con un lavoro inedito, da cui prende il titolo l’intera mostra, all’interno del quale troviamo una sintesi di alcuni dei più importanti elementi della ricerca dell’artista degli ultimi dieci anni. 
 
Ritorna in questa opera la maschera del volto del padre, ritorna l’utilizzo simbolico del colore rosa fluorescente ma, soprattutto, ritorna la costruzione di un’immagine surreale all’interno di un contesto naturale. La serie di quattro immagini, esposta nella project room della galleria, è costruita fisicamente in un bosco; il corpo dell’artista così come parte della natura è dipinto in alcune sue porzioni in modo da indagare il rapporto tra interno ed esterno, tra ciò che è artefatto e ciò che è autentico. Nonostante la rigorosa simmetria formale di questi lavori, osservandoli, veniamo risucchiati da una voragine che pare restringersi. 
 
La figura del cerchio, richiamata direttamente dalla composizione seriale di Trying to be a square but never being a square, continua poi come filo conduttore dell’intera mostra. Il cerchio quindi come rappresentazione della continuità del tempo, ma anche come metafora del tentativo di adattarsi alla società senza successo. Nell’opera Lesson (2020), per esempio, il cerchio è disegnato su un angolo tra pareti, diventando evidente solamente all’occhio della macchina fotografica.
 
Il cerchio anche come riferimento alla luna in psicanalisi, come si può notare nell’opera Lucem Demonstrat Umbra (2018), presentata per la prima volta in Italia dopo essere stata commissionata dal Financial Times all’artista. Nell’opera lo studio di Sigmund Freud è ri-fotografato con uno slittamento fisico di una porzione di immagine di forma circolare. La luce che filtra sembra richiamare la forma di una luna. 
 
Pur essendo la più semplice delle curve, il cerchio è considerato dai matematici come un poligono con un numero infinito di lati. Se poi ad un cerchio si toglie un invisibile punto dalla sua circonferenza questo non è più tale. Un punto segnato sulla sua circonferenza toglie l’identità segnando un principio e quindi una fine alla circonferenza stessa. 
 
Alla ricerca di parti perdute della sua infanzia, Briggs da anni cerca di superare la bolla borghese della società in cui è cresciuto, per recuperare una memoria del passato più vera, meno filtrata. In questa ricerca la fotografia rappresenta il mezzo con cui esplorare l’universo che la sua famiglia ha creato per lui e quindi il rapporto con l’inganno, la dualità tra il bambino e l’adulto, i punti di contatto tra reale e falso. 
 
Nell’opera Bite (2021) l’immagine del nonno paterno è occultata proprio da un taglio netto a forma circolare sia sulla stampa che sulla cornice di supporto. Il vuoto creato rappresenta il centro dell’attenzione dell’osservatore, ribaltando la normale fruizione di un ritratto familiare. Il cerchio torna a ricordarci l’impossibilità di essere quadrati, nonostante i tentativi.