Da/a

Da/a
Lihi Turjeman | Davide Monaldi

Ncontemporary Project Room
Via Lulli 5
Wed-Sat 15-19
24 October – 7 December

Ncontemporary’s Project Room brings together the works of Lihi Turjeman and Davide Monaldi, artists whose origins, aesthetics, poetry and geography belong to distant territories, but whose figure rotates above the faculty of transition and transposition.

Lihi Turjeman, in the elaboration of her work, performs physical operations on a canvas
lying on the floor of her studio in Turin, namely the addition of lime, plaster, material traces, folds that leave traces of themselves and become their own image, inner projection. A slight, almost dusty accumulation that recalls other places, like the colors of the facades of the old houses of the Israeli land she comes from. And once the work is done it rises, to take its place on the wall, reversing its position, but not its sense, which the movement actually amplifies and exemplifies.

Davide Monaldi approaches his artistic expression with a lightheartedness that has much of the wit of certain courts of old Europe, a refined divertissement that subtracts from the usual and everyday use of a material/object such as ceramic, to reverse its meaning, its structure, placing it in a way it would not like, where common sense would not want, performing an objectively conceptual, ideally sculptural operation. Refinished with the attribution of an unsettling identity to play the onlooker, who will search the hand-painted terracottas for the trace of the wallpaper announced by the title, and vice versa.

This indeed explained what shortened the distances between these two artists so as to
direct them to the same room: both are vectors, they produce signs of addition and subtraction and transport us Da/a (From/to) ; without needing anything else. (Text by Federica Barletta)

ITA

La Project Room di Ncontemporary raccoglie in questa occasione le opere di Lihi Turjeman e Davide Monaldi, artisti la cui provenienza, estetica, poetica e geografica appartiene a territori distanti tra loro, ma la cui cifra ruota sopra la facoltà di transizione e trasposizione.

Lihi Turjeman, nell’elaborazione del suo lavoro, esegue operazioni fisiche su una tela distesa sul pavimento del suo studio torinese, ovvero addizioni di calce, gesso, tracce materiche, pieghe che imprimono tracce di sè e diventano immagine propria, proiezione interiore. Un’accumulazione lieve, quasi polverosa, che richiama luoghi altri, come i colori le facciate delle vecchie case della terra israeliana da cui proviene. E una volta agito il lavoro si leva, per prendere posto sul muro, invertendo la propria posizione, ma non il proprio senso, che lo spostamento anzi amplifica ed esemplifica.

Davide Monaldi approccia la propria espressione artistica con una leggerezza che ha molto dello scherzo di certe corti della vecchia Europa, un divertissement raffinato che sottrae dall’uso quotidiano e solito un materiale/oggetto come la ceramica, per invertirne il senso, la struttura, collocandolo come non vorrebbe, dove il buon senso non vorrebbe, eseguendo un’operazione oggettivamente concettuale, idealmente scultorea. Rifinita con l’attribuzione di un’identità spiazzante per giocare il riguardante, che cercherà nelle terracotte dipinte a mano la traccia della carta da parati annunciata dal titolo, e viceversa.

Ecco quindi spiegato cosa ha accorciato le distanze tra questi due artisti tanto da convogliarli nella stessa stanza: entrambi sono vettori, producono segni di addizione e sottrazione e ci trasportano Da/a; senza bisogno di altro. (Testo di Federica Barletta)