Exhausted Sandglass

Exhausted Sandglass
Maria D. Rapicavoli | Matan Ashkenazi

Ncontemporary 
Via Lulli 5
Wed-Sat 15-19
Opening September 19 | 18.30
The artists, brought together in this exhibition, offer us instruments through which events and the notions of space and time that compose it are analysed together. The installation of Maria Domenica Rapicavoli (Italy, 1976) and the photographs of Matan Ashkenazy (Israel, 1986) shed light on the traces of a specific historical time, offering a reflection between what is visible and what is not.

A war event that happened in 1943 has changed the architectural structure of a historical building in Palermo, where Maria D. Rapicavoli was invited to exhibit at Manifesta 2018. The bomb that never exploded did not severely damage the building, but it tilted it to one side. The installation is represented in the gallery after the success of Palermo, recreating a slight disorientation that, besides questioning the state of knowledge, highlights the impact that political, economic and social structures have, inexorable, in our daily lives. The sculptural elements, in white porcelain, organised according to a military map, illustrate the tactical areas of Sicilian airspace.

In the works of Israeli photographer’s Matan Ashkenazy’s, there is an examination of the relationship between time and what is not perceivable. The investigastion in this case is made following the traces of dust and sand debris, in their inexorable, continuous movement across borders in the the Middle East. In the piece “A Cloud of Dust”, for instance, time and movement are crystallised and the flowing of dust is imprisoned in a photograph taken on the border between Israel and the Palestinian West Bank. A border at times invisible, untraceable, through which sand debris passes continuously, freely. Between past, present and future.

ITA

Nella clessidra é il fluire della sabbia da un’ampolla ad un’altra che misura il tempo; quella superiore che rappresenta il futuro gradatamente si svuota per riempire quella di forma analoga che rappresenta il passato. In centro, il presente, ciò che sta accadendo. La nozione di tempo è strettamente connessa a quella del moto. In questo caso la nostra clessidra è esausta, esaurita. Ha subito delle trasformazioni che ne hanno mutato la struttura originaria privandola delle sue proprietà fondamentali e rendendola inefficace. Diventa dunque necessario usare l’arte come strumento e principio di misurazione. Gli artisti che riuniti in questa mostra ci offrono strumenti attraverso cui lo svolgimento degli accadimenti e le proprietà di spazio e tempo che lo compongono, vengono sottoposti a un tentativo di determinazione.

Ecco dunque il lavoro di Maria Domenica Rapicavoli (Italia, 1976) e le fotografie di Matan Ashkenazy (Israele, 1986), mettere in luce le tracce di uno specifico tempo storico, offrendo una riflessione tra ciò che è quotidianamente visibile e ciò che non lo è.

In un tempo consumato, un evento di tipo bellico accaduto nel 1943 ha cambiato la struttura architettonica di un palazzo storico di Palermo dove l’artista è stata invitata a esporre in occasione di Manifesta 2018. La bomba inesplosa non danneggiò l’edificio ma lo inclinò da un lato. L’installazione di Maria D. Rapicavoli, che viene riproposta in galleria dopo il successo riscontrato a Palermo, rende tangibile l’inclinazione creando un leggero disorientamento che oltre a mettere in discussione lo stato di conoscenza evidenzia l’impatto che le strutture politiche, economiche e sociali hanno, inesorabilmente, sulla nostra vita quotidiana. Gli elementi scultorei, in porcellana bianca, sono ordinati secondo una mappa militare che illustra le zone tattiche dello spazio aereo siciliano. E come il dispositivo della clessidra non esprime correttamente la sua funzione se non collocato sulla superficie in modo che la sabbia possa scorrere, così è necessario considerare l’inclinazione dello spazio perché anche il tempo sia misurato.

Anche le fotografie di Matan Ashkenazy, fotografo emergente israeliano, seppur in modo diverso, indagano il rapporto tra il tempo e ciò che non è percettibile nel quotidiano. Indagine portata avanti attraverso le tracce che lascia la polvere e i detriti di sabbia nel suo inesorabile e continuo movimento tipico del Medio Oriente. Nell’opera “Cloud of Dust”, per esempio, il tempo e il movimento vengono cristallizzati e il fluire della polvere è imprigionato in uno scatto realizzato al confine tra Israele e la West Bank palestinese. Un confine a tratti invisibile, non tracciato, attraverso cui i detriti di sabbia passano continuamente da una parte all’altra, in modo libero. Tra passato, presente e futuro. Dunque, in un contemporaneo che contiene tempo e spazio obliqui, generare un’osservazione che ponderi la condizione di un sistema e i valori che la compongono, è un compito primario. Che la rigenerazione del tempo e dello spazio siano possibili o meno, che la clessidra possa ancora esser girata da nuove mani e osservata con nuovi occhi.