Dad Jokes

Dad Jokes
Ruth Beraha | Jonny Briggs

Ncontemporary Project Room
Via Lulli 5
Wed-Sat 15-19
Opening 6 May 2019

Origins, relationship with parents, the human ambiguity of the evil, irony and lies. Those listed are just some of the themes touched in the works of Ruth Beraha (Italy, 1986) and Jonny Briggs (UK, 1985) exhibited as part of the project “Dad Jokes”.

For the occasion, Jonny Briggs presents “Prayer”, a new installation that analyzes the relationship between the artist and his paternal ancestors. The male line of succession in this work is ridiculed by the artist through the installation of a hammer at the height of his grandfather’s nose, as a direct reference to the world of fairy tales but also to stereotyped masculine education. The work, deliberately installed at the height of the artist’s face in the act of prayer, was presented for the first time in London in January this year, within Photo 50, curated by Tim Clark .

Ruth Beraha exhibits instead a selection of works from 2018 catalogued by the artist as “self-portraits”. For example, a series of baseball bats made of blown Murano glass make up the installation “Run Home (Self-portrait)”. In the work the tactile sensuality of the material contrasts with a potential violence carried out or suffered, becoming part of the artist’s research on human ambiguities, especially related to the sphere of evil. In “Io non posso entrare (autoritratto)”, on the other hand, the artist imagines the possibility of the return of racial segregations within our society, exposing a mirroring object on the gallery door that carries an odious message on itself.

Le radici personali, il rapporto con i genitori, l’ambiguità umana del male, l’ironia e le bugie. Quelli elencati sono solo alcuni dei temi toccati dalle opere di Ruth Beraha (Italia, 1986) e Jonny Briggs (UK, 1985) messe in relazione all’interno del progetto espositivo “Dad Jokes”.

Per l’occasione Jonny Briggs presenta “Prayer”, un nuovo lavoro installativo che analizza il rapporto esistente tra l’artista, il padre e il nonno. La linea di successione prettamente maschile, in questo lavoro, viene messa in ridicolo dall’artista attraverso l’installazione di un martello all’altezza del naso del nonno, come richiamo diretto al mondo delle favole ma anche all’educazione maschile stereotipata. L’opera, installata volutamente all’altezza del viso dell’artista nel momento della genuflessione per la preghiera, è stata presentata per la prima volta a Londra a Gennaio di quest’anno, all’interno di Photo 50, a cura di Tim Clark.

Ruth Beraha espone invece dei lavori del 2018 catalogati dall’artista come “autoritratti”. Una serie di mazze da baseball realizzate in vetro colorato di Murano soffiato, per esempio, compongono l’installazione “Run Home (Self-portrait)”. Nell’opera la sensualità tattile della materia contrasta con la violenza potenziale attuata o subita, inserendosi all’interno della ricerca dell’artista nei confronti delle ambiguità umane, soprattutto legate alla sfera del male. In “Io non posso entrare (autoritratto)”, invece, l’artista immagina la possibilità del ritorno della segregazione razziale nella nostra società, esponendo sulla porta della galleria un oggetto specchiante che porta su di se un odioso messaggio.